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percorremmo fino alla formazione del ministero Rossi, presentò un periodo di quiete apparente, quantunque gli umori ribelli fermentasser nascostamente.

Riconcentravansi però le speranze nella Venezia, e da quell’ultimo rifugio pronosticavasi la salvezza d’Italia. E come in passato e specialmente dal mese di marzo, il primato del movimento e l’àncora della speranza eran riposti nel Piemonte, accadde, che venuto in voce di traditore Carlo Alberto, quegli sguardi che prima si volgevano alla regione subalpina, dirigevansi invece alla regina dell’Adria. Ma la prima regione rappresentava la monarchia, la seconda la repubblica, e con ciò abbiam detto tutto.

Mentre si era in queste disposizioni di spirito, giunse in Roma un indirizzo del general Pepe ai comitati di guerra ed a’ circoli nazionali chiedendo soccorsi per Venezia, che qualificava come l’ultima rappresentanza armata della nazione ed il propugnacolo rimasto alla italiana indipendenza. L’indirizzo era del 28 agosto e fu conosciuto in Roma in sui primi di settembre.1

Rispondeva generosamente il comitato di guerra romano all’appello fraterno, ordinando una colletta di danaro, di oggetti di valore e di vestiario.

Sottoscrissero l’ordine del comitato di guerra il conte Curzio Corboli presidente, Cesare Beretta, Ignazio Palazzi, Sisto Vinciguerra, Lorenzo Cremonesi, Pietro Sterbini, e Filippo Meucci segretario.2 E da quel giorno alcune gentili signore della città adoperaronsi in raccogliere il danaro, che poi venne inviato al suo destino.

In Livorno intanto incominciavano a germogliare i primi virgulti della rivoluzione. Il Cipriani faceva chiudere con notificazione del 2 il circolo politico di quella città. In seguito di che si appiccò una zuffa fra il popolo e le soldatesche, e dopo tre ore di fuoco il popolo vinse.


  1. Vedi la Pallade del 4 settembre, n. 336.
  2. Vedi la Pallade del 4 settembre, n. 336.