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vostro vicario, riconducete tutti a più sani consigli, sicchè obbedienti a chi li governa, passino men tristi i loro giorni nell’esercizio dei doveri di buoni cristiani, senza di che non si può essere, nè buoni sudditi, nè buoni cittadini.

» Datum Romæ apud Sanctam Mariam Majorem die prima maii MDCCCXLVIII, Pontificatus nostri anno secundo

Pius PP. IX.1


Quest’atto diretto ai Romani dal loro padre e sovrano Pio IX, da quel padre e sovrano ch’erasi portato al sommo della glorificazione, quest’atto, diciamo, venne, appena affisso in alcuni punti della città, lacerato sfrontatamente e impunemente dagli uomini della rivoluzione; cosicchè pochissimi fra i Romani lo conobbero, tanto più che neppure venne inserito nella Gazzetta di Roma. Questa era la vantata libertà della stampa di quei tempi!.... E siccome non fu stampato nella tipografia camerale, sibbene nella stamperia segreta della segreteria di stato, cosi non se n’ebbe copia e non n’esiste esemplare veruno nell’archivio della tipografia della Camera apostolica. L’Epoca ed il Labaro lo riportarono per intero. Il Contemporaneo non ne dette che un cenno.2

La enormità dei fatti del 30 di aprile e del 1 di maggio fu tale, che lo stesso direttore di polizia, avvocato Giuseppe Galletti, richiamandosene, emise il 2 un indirizzo ai Romani, ove fra le altre cose leggevasi:

«Le temenze, le speranze, gli affetti che ingombrarono gli animi di questa città nei due giorni trascorsi, la commossero a molti atti, che comunque dettati da mire di cautela e di pubblica sicurezza, pure hanno nota di arbitrio: pe-

  1. Vedi il vol. I Motu-propri ec. n. 49. — V. Documenti vol. V, n. 78 A.
  2. Vedi l’Epoca, n. 40. — Vedi il Labaro del 3 maggio. — Vedi il Contemporaneo del 4 maggio pag. 210.