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CAPITOLO VIII.

[Anno 1848]


Sul discioglimento dei Gesuiti nella Francia, e quindi sul loro discacciamento prima dalla Svizzera e poi dall’Italia in febbraio e marzo 1848. — Riflessioni suscitate dai modi indegni e violenti coi quali vennero discacciati.1


Non è da noi il parlare adeguatamente di questo celebre sodalizio religioso il quale da Ignazio di Loyola venne fino dal 1540 istituito.

Non entrerà quindi nel nostro proposito di tesserne le lodi o di profonderne il biasimo in queste pagine, poichè tanto fu scritto dagli uni in pro e dagli altri contro, che volerne parlare con perfetta cognizione di causa importerebbe di sottoporre ad un lungo e severo esame tutte le opere che ne hanno trattato. Ma a far ciò non abbiamo nè tempo, nè volontà. Ci limiteremo pertanto a narrare storicamente e per sommi capi tutto quello che al discacciamento dei Gesuiti nel 1848 si riferisce.

Una sola osservazione dobbiam premettere, ed è che per gli esempi somministratici dalla storia venne chiarito che sia che la rivoluzione odiasse i Gesuiti, o che i Gesuiti non vedesser di buon occhio la rivoluzione, eran questi due elementi tali da non potere star insieme, e quindi ove entrava l’uno escir doveva l’altro.

In comprova del nostro asserto riportiamo l’annotazione di un avvocato napoletano ad un opuscolo, di cui a piè di pagina diamo il titolo.


  1. Le ripetizioni dei fatti relativi ai Gesuiti sono una conseguenza inevitabile dell’aver voluto riunire in questo capitolo ciò che ai medesimi si riferisce, e che in parte abbiamo già narrato.