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«Italiani!

» Cento anni fa, la sera del 5 decembre il popolo genovese diè il primo segnale di combattimento contro le armate tedesche che gli rubavano le sue case e le sue terre, e alla sua patria insultavano, alla sua libertà, alla sua indipendenza. Cinque giorni durò terribilmente la battaglia e i cittadini genovesi, quasi senz’armi, con quell’irresistibile coraggio che viene dall’amore di libertà e dalla indignazione d’un popolo deriso e oppresso, uomini, fanciulli, donne, nobili, preti, vinsero, asserragliati com’erano da tanta rabbia e forza nemica, la prepotenza tedesca che li aveva disarmati, solita a farlo con tutti i popoli che soggioga per iscannarli, e succhiarne le sostanze impunemente; li scherniva in que’ primi loro sforzi, ma ricorreva allo scherno per nasconder la propria paura, e il popolo inanimato in quella esacerbazione, ne fiaccò l’orgoglio, liberò le sue terre. Tanta è la forza che Dio ispira a chi difende l’onore, l’indipendenza del proprio paese! Cento anni fa. E da moltissimi altri anni Italia anela di stendere quel trionfo genovese fin sulle terre lombarde, ricacciare la rabbia e avidità tedesca che la spolpa e disonora, ridiventare un popolo, una nazione unita, rispettata, gloriosa. Desiderio santo che gl’Italiani tutti scontano ancora sotto un maggiore peso ed insulto di vergognosa oppressione. E perchè? perchè l’arte tedesca che influisce ogni governo e ministerio d’Italia, e ne occupa una delle più fertili e peciose contrade, è riuscita cento anni a ingannare il nostro entusiasmo, il nostro ingegno, le nostre volontà col dividerci. Ma un popolo si può ingannare, opprimere, ma non domare. Un’altra vittoria simile a quella della forte Genova, può rinnovarsi, Italiani! Piangiamo insieme giovani e vecchi, popolo e grandi, d’ogni pro-