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Pagina:Storia della letteratura italiana II.djvu/87


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Alla virtù premio è la gloria. Patria, virtù, gloria, sono le tre parole sacre, la triplice base di questo mondo.

Come gl’individui hanno la loro missione in terra, così anche le Nazioni. Gl’individui senza patria, senza virtù, senza gloria sono atomi perduti, numerus fruges consumere nati. E parimenti ci sono nazioni oziose e vuote, che non lasciano alcun vestigio di sè nel mondo. Nazioni storiche sono quelle che hanno adempiuto un ufficio nell’umanità, o, come dicevasi allora, nel genere umano, come Assiria, Persia, Grecia e Roma. Ciò che rende grandi le Nazioni, è la virtù o la tempra, gagliardia intellettuale e corporale, che forma il carattere o la forza morale. Ma come gl’individui, così le Nazioni hanno la loro vecchiezza, quando le idee che hanno costituite s’indeboliscono nella coscienza e la tempra si fiacca. E l’indirizzo del mondo fugge loro dalle mani e passa ad altre nazioni.

Il mondo non è regolato da forze soprannaturali o casuali, ma dallo spirito umano, che precede secondo le sue leggi organiche e perciò fatali. Il fatto storico non è la Provvidenza, e non la Fortuna, ma la forza delle cose, determinata dalle leggi dello spirito e della natura. Lo spirito è immutabile nelle sue facoltà ed immortale nella sua produzione.

Perciò la storia non è accozzamento di fatti fortuiti o provvidenziali, ma concatenazione necessaria di cause e di effetti, il risultato delle forze messe in moto dalle opinioni, dalle passioni e dagl’interessi degli uomini.

La politica o l’arte del governare ha per suo campo non un mondo etico, determinato dalle leggi ideali della moralità, ma il mondo reale, come si trova nel tal luogo e nel tal tempo. Governare è intendere e regolare le forze che muovono il mondo. Uomo di stato è colui che sa calcolare e maneggiare queste forze e volgerle ai suoi fini.