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Pagina:Storia della letteratura italiana II.djvu/151


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viene, viene; ma ci è il non voler venire e il farlo venire per forza. I suoi panegirici sono tutti rettorici, metaforici, miniati, falsamente pomposi, gonfiato sino all’assurdo, e sembrano quasi caricature ironiche sotto forma di omaggi. Il dir bene non era per lui cosa tanto facile, quanto il dir male, dove spiega tutto il vigore della sua natura cinica e sarcastica. Assume un tuono enfatico, e cerca peregrinità di concetti e di modi, un linguaggio prezioso, composto tutto di perle, ma di perle false: preziosità passata in Francia con Voiture e Balzac e castigata da Molière, e che in Italia dovea divenire la fisonomia della nostra letteratura. Ecco alcune di queste perle false, messe in circolazione dall’Aretino: «Io pesco nel lago della mia memoria con l’amo del pensiero - Il mio merito risplende della vernice della vostra grazia - Il chiodo della riconoscenza conficca il nome de’ miei amici nel mio cuore - Non seppellite le mie speranze nella tomba delle vostre false promesse - La vostra grandezza ascende le scale del cielo con istupor delle genti - La vostra eloquenza si move dal natural dell’intelletto con tanta facondia, che si riman confusa nella maraviglia la lingua che le proferisce i concetti e l’orecchie che l’ascoltano - Tòrre a Solimano, in servigio della Cristianità, l’animo dall’anima, l’anima dal corpo, e il corpo dalle armi - Raccogliete l’affezione mia in un lembo della vostra pietà - Mi dono a voi, padri de’ vostri popoli, fratelli de’ vostri servi, erarii della caritade e subbietti della clemenza - La faccia della liberalità ha per ispecchio il cuore di coloro a cui si porge - La vostra Eccellenza ricerca da me qualche ciancia per farne ventaglio del caldo grande che arde questi dì.» Questo stile fiorito o prezioso è traversato a quando a quando da lampi di genio: paragoni originali, immagini splendide, concetti nuovi e arditi, pennellate incisive, e trovi pure, quando è abbandonato a