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Pagina:Storia della letteratura italiana II.djvu/127


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vita terrestre, la patria, la nazione, la libertà. Non ci è più il cielo per lui, ma ci è ancora la terra. Il Guicciardini ammette anche lui questi fini, come cose belle e buone e desiderabili, ma li ammette sub conditione, a patto che sieno conciliabili, col tuo particolare, come dice, cioè col tuo interesse personale. Non crede alla virtù, alla generosità, al patriottismo, al sacrifizio, al disinteresse. Ne’ più prepondera l’interesse proprio, e mette sè francamente tra questi più, che sono i savii; gli altri li chiama pazzi, come furono i fiorentini, che vollero contro ogni ragione opporsi, quando i savii di Firenze avrebbono ceduto alla tempesta, e intende dell’assedio di Firenze, illustrato dall’eroica resistenza di quei pazzi, tra’ quali erano Michelangiolo e Ferruccio. Machiavelli combatte la corruttela italiana, e non dispera del suo paese. Ha le illusioni di un nobile cuore. Appartiene a quella generazione di patrioti fiorentini, che in tanta rovina cercavano i rimedii, e non si rassegnavano, e illustrarono l’Italia con la loro caduta. Nel Guicciardini comparisce una generazione già rassegnata. Non ha illusioni. E perchè non vede rimedio a quella corruttela, vi si avvolge egli pure, e ne fa la sua saviezza e la sua aureola. I suoi Ricordi sono la corruttela italiana codificata e innalzata a regola della vita.

Il Dio del Guicciardini è il suo particolare. Ed è un Dio non meno assorbente che il Dio degli ascetici, o lo Stato del Machiavelli. Tutti gl’ideali scompariscono. Ogni vincolo religioso, morale, politico, che tiene insieme un popolo, è spezzato. Non rimane sulla scena del mondo che l’individuo. Ciascuno per sè verso e contro tutti. Questo non è più corruzione, contro la quale si gridi; è saviezza, è dottrina predicata e inculcata, è l’arte della vita.

Il Guicciardini si crede più savio del Machiavelli, perchè non ha le sue illusioni. Quel venir fuori sempre con