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di una nuova età su questo principio virile, che la forza è intelligenza, serietà di scopo e di mezzi. Ciò che l’Italia distruggeva, ciò che creava, rivelava una potenza intellettuale, che precorreva l’Europa di un secolo.

Ma in Italia c’era l’intelligenza e non ci era la forza. E si credeva con la superiorità intellettuale di potere cacciar gli stranieri. Era una intelligenza adulta svegliatissima, ma astratta, una logica formale nella piena indifferenza dello scopo. Era la scienza per la scienza, come l’arte per l’arte. Nella coscienza non ci era più uno scopo, nè un contenuto. E quando la coscienza è vuota, il cuore è freddo, e la tempra è fiacca anche nella maggiore virilità dell’intelletto. Il movimento dello spirito era stato assolutamente negativo e comico. Agl’italiani era più facile ridere delle forze indisciplinate, che disciplinarsi, e più facile ridere degli stranieri, che mandarli via. Il frizzo era l’attestato della loro superiorità intellettuale e della loro decadenza morale. Mancava non la forza fisica, e non il coraggio che ne è la conseguenza, ma la forza morale, che ci tenga stretti intorno ad una idea, e risoluti a vivere e a morire per quella.

Machiavelli ebbe una coscienza chiarissima di questa decadenza, o, com’egli diceva, corruttela. «Qui, scrive, è virtù grande nelle membra, quando la non mancasse nei capi. Specchiatevi ne’ duelli e ne’ congressi de’ pochi, quanto gl’italiani siano superiori con le forze, con la destrezza, con l’ingegno». Pure l’Italia era corrotta perchè difettiva di forze morali, e perciò di un degno scopo, che riempisse di sè la coscienza nazionale. Di lui è questo grande concetto, che il nerbo della guerra non sono i danari, nè le fortezze, nè i soldati, ma le forze morali, o, com’egli dice, il patriottismo e la disciplina. Di quella corruzione italiana la principal causa era il pervertimento religioso. Abbiamo di lui queste memorabili parole, di cui Lutero era il comento. «La reli-