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mirava a divulgare la scienza, a diffondere le utili cognizioni, a far sua tutta la cultura passata, profana e sacra. I suoi eroi furono Virgilio, Ovidio, Livio, Cicerone, Aristotile, Platone, Galeno, Giustiniano, Boezio, santo Agostino e san Tommaso. Il volgare divenne l’istrumento naturale di questa coltura. I poeti bandivano la scienza in verso: i prosatori traslatavano dal latino gli scrittori classici, i moralisti e i filosofi. Era un movimento di erudizione e di assimilazione dell’antichità, che durò parecchi secoli, e che ebbe una grande azione sulla nostra letteratura.

La materia, a cui più volentieri si volgevano i traduttori, era l’etica e la retorica, l’arte del ben fare e l’arte del ben dire. Una delle più antiche versioni è il Libro di Cato o Volgarizzamento del Libro dei costumi, opera scritta in distici latini e divisa in quattro libri. L’opera ebbe tanta voga, che se ne fecero tre versioni, ed è spesso citata dagli scrittori. Nè è maraviglia: perchè ivi la morale è nella sua forma più popolana, essendo ciascuna regola del ben vivere chiusa in un distico, a guisa di motto o proverbio, o sentenza, facile a tenere in memoria. Ecco un esempio:

Virtutem primam esse puto, compescere linguam:
Proximus ille Deo est, qui scit ratione tacere.

Ed è tradotto egregiamente così:

«Costringere la lingua credo che sia la prima vertude: quelli è prossimo di Dio, che sa tacere a ragione.»

Esercizio utilissimo a’ giovani sarebbe il raffronto delle tre versioni, che ti mostra la lingua ne’ diversi stati della sua formazione. La terza versione, pubblicata dal Manni, ha per compagna l’Etica di Aristotile e la Rettorica di Tullio. Questa rettorica di Tullio è il Fiore di Rettorica, attribuito a Frate Guidotto da Bologna, e ad altri con più verisimiglianza a Bono Giamboni, e che comincia così: Qui comin-