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racconto. E trovi certo più gusto in queste prime rozze informazioni così piene della vita e del sentire comune, che ne’ sonetti e canzoni morali in forma più artificiosa, ma contorta e scolastica di Onesto e Semprebene e altri trovatori.

Questi uomini con tanti proverbii in bocca e con tanta divozione alla Madonna e a’ Santi, con l’immaginazione piena di leggende e avventure cavalleresche, avevano nel piccolo spazio del Comune una vita politica ancora più vivace e concentrata, che non è oggi allargata com’è diffusa in quegl’immensi spazii che si chiamano regni. Certo, i costumi si pulivano, come la lingua; ma religione e cavalleria, misteri e romanzi, se colpivano le immaginazzioni, poco bastavano a contenere e regolare le passioni suscitate con tanta veemenza dalle lotte municipali. Questa vita era troppo leale, troppo appassionata e troppo presente, perchè potesse esser vista con la serenità e la misura dell’arte. Si manifesta con la forma grossolana dell’ingiuria, appena talora rallegrata da qualche lampo di spirito. Un esempio è il verso:


Quando l’asino raglia, un guelfo nasce.


Questa forma primitiva dell’odio politico, amara anche nel motteggio e nell’epigramma e così sventuratamente feconda tra noi anche ne’ tempi più civili, non esce mai dalle quattro mura del comune, con particolari e allusioni così personali, che manca con la chiarezza ogni interesse: prova ne sieno i sonetti di Rustico. Certo, in questo antico esempio di satira politica vedi il volgare condotto a tutta la sua perfezione, e ci senti uno spirito e una vivacità propria dell’acuto ingegno fiorentino. Ma che interesse volete voi che prendiamo per Donna Gemma e Messer Fastello e Messer Messerino e Ser Cerbiolino, con quel suo parlare sotto figura per allusioni, che non ne comprendiamo un’acca? Ciò che è meramente