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Ma il pover uomo è costretto a lavorare per guadagnarsi la vita, e fa il segretario, come tutti quasi i letterati di quel tempo, a’ servigi di questo e quel cardinale:

Aveva sempre in seno o sotto il braccio
Dietro e innanzi di lettere un fastella,
E scriveva e stillavasi il cervello.

Dietro a’ capricci del suo padrone, una volta non ne può più, chè ha sonno, e dee stare lì a guardarlo giocare la primiera:

Può far la nostra donna ch’ogni sera
Io abbia a stare a mio marcio dispetto
Infino alle undici ore, e andarne a letto
A petizion di chi gioca a primiera?
Direbbon poi costoro: ei si dispera,
E a’ maggiori di sè non ha rispetto:
Corpo di loop io l’ho pur detto,
Hassi a vegliar la notte intera intera?

La morte di Papa Leone gitta il terrore tra’ letterati, che vedono mancare la mangiatoia, e più quando il successore è Adriano VI spagnuolo, oltramontano, avaro, contadino, e non so quanti altri epiteti gli appicca nella sua indignazione il Berni:

Pur quando io sento dire oltramontano,
Vi fo sopra una chiusa col verzino,
Idest nemico del sangue italiano.

Era in fondo un brav’uomo, senza fiele, un buon compagnone, col quale si passava piacevolmente un quarto d’ora, anima tranquilla e da canonico, vuota di ambizioni, e di cupidigie, e di passioni e anche d’idee. Sapea di greco, e più di latino, e fece anche lui i suoi bravi versi latini e i suoi sonetti petrarcheschi, come portava