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58 Storia della Letteratura Italiana.

va del creatore fecondissimo ingegno di sì grand’uomo. Aveane già egli dato un saggio col trarre egli solo in mare, standosi tranquillamente seduto, una nave mercantile carica di enorme peso1. Ma assai maggiore fu quello, che diede all’occasione di quest’altra nave. Ateneo ce ne ha lasciata una minuta ed esatta descrizione2, cui io recherò qui secondo la traduzione, che nella vita di Archimede ne ha fatta il Conte Mazzuchelli3. Gerone dunque Re di Siracusa strettissimo amico de’ Romani pose ogni studio nella struttura de’ Tempj e de’ luoghi ai pubblici esercizj destinati; e fu vago d’acquistarsi gloria nella fabbrica delle navi, che servir dovevano a caricare formenti. Descriverò io la fabbrica d’una di queste. Sul monte Etna fu provveduto il material de’ legnami, il quale sarebbe stato bastevole per lavorare sessanta galere. Apparecchiati che questi furono, non men che i chiodi e tutto il bisognevole per la fabbrica interiore, colle dirette colonne, e coll’altra materia ad altri usi, parte dall’Italia, e parte dalla Sicilia, oltre alle corteccie delle pioppe dalla Spagna (il testo Greco dice Iberia, la qual voce può ancora significare la Giorgia in Asia) per far le gomene, il canape ed il ginepro dal fiume Rodano, con tutte le altre cose da varie parti del Mondo, condusse de’ fabbri di nave con altri artefici, ponendo alla testa di tutti Archia Corintio architetto; ed acciocchè con coraggio intraprendessero il lavoro, gli andava caldamente esortando, e vi assisteva egli stesso in persona i giorni interi. Nello spazio di sei mesi ne fu compiuta la metà, e questa di mano in mano s’andava coprendo con lamine di piombo, poichè erano al lavoro impiegati trecento artefici oltre agli altri operaj. Ordinò Gerone, che questa metà già compiuta in mar si traesse, e quivi si lavorasse l’altra metà. Ma il tirar questa nave in mare essendo cosa molto malagevole, il solo Archimede ingegnero ve la trasse con pochi strumenti, avendo allestita l’Elica, per mezzo della quale ridusse in mare una nave sì smisurata. Archimede fu il primo, che ritrovasse tal macchina. Allorchè poi nello spazio d’altri sei mesi ridussero a compimento l’altra metà della nave, fu tutta insieme unita con chiodi di bronzo, altri del peso di dieci libbre, ed altri di quindici,

  1. Plut. in Marc.
  2. Loc. cit.
  3. Pag. 43 &c.