Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/212


Parte III. Libro III. 173


Sembra però ch'egli punto non aspirasse ai pubblici onori; e gli stessi suoi versi troppo chiaramente ci mostrano che i più molli piaceri e gli amori più disonesti, de' quali bruttamente macchiò, erano il solo oggetto de' suoi pensieri. Piacevasi egli ancora di mordere altrui; nè perdonò a Cesare stesso, il quale, come narra Svetonio 1, benchè ne avesse contezza, pago nondimeno di una qualunque soddisfazione, che gliene diede Catullo, tennelo seco quel giorno stesso alla cena e proseguì, come usato avea fin allora, ad alloggiare presso il padre dello stesso poeta, quando nelle sue spedizioni avvenivagli di passar per Verona. Anche su questo fatto lo Scaligero ha mosse alcune difficoltà; ma queste pure ha mostrato il Bayle non essere di forza alcuna.

VIII. Catullo fu il primo tra' poeti latini che ci son rimasti, il quale tanta varietà di metri usasse ne' suoi componimenti, e forse molti di essi furon da lui primamente introdotti nella lingua latina. La grazia e l'eleganza del suo scrivere è tale, che ne viene a ragione proposto per esemplare. Gellio il disse il più elegante tra' poeti 2. Sembra che Ovidio un'ugual gloria conceda a Mantova ed a Verona, a quella per essere patria di Virgilio, a questa per aver prodotto Catullo:

Mantua Virgilio gaudet, Verona Catullo 3.
<poem>
E più chiaramente Marziale:
<poem>
Tantum magna suo debet Verona Catullo,
Quantum parva suo Mantua Virgilio 4.

A me sembra però, che alcuni troppo siansi innoltrati e nel lodarlo e nell'imitarlo. Io certo non ardirei di anteporlo così facilmente a Tibullo, come altri fanno; nè Giudizio dello stile delle sue poesie.so intendere qual pregio abbiano mai i versi di certi poeti a' quali sembra di aver uguagliato Catullo quando hanno scritto versi di una maravigliosa durezza, perchè Catullo alcuni ne ha di tal fatta. Egli è certo che l'armonia e la dolcezza è una delle pregevoli doti di ogni poesia, che con essa ancora dee distinguersi dall'usata maniera di favellare. E come sono a riprendersi quelli che una perpetua monotonia vi introducono, quale comunemente tro

  1. in Julio c. 73
  2. l. 7, c. 20
  3. l. 3. Amor. el. 15
  4. l. 14, Epigr. 195