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138 Storia della Letteratura Italiana.


Andarsene in Grecia; ma forse ancora un tal consiglio egli prese per meglio conoscere le usanze Greche, e meglio ancora esprimerle ne’ suoi versi. Qualunque fosse la ragione della sua partenza da Roma, certo è, ch’egli più non vi fece ritorno. Reca Donato le diverse opinioni, che della morte di lui si divulgaron per Roma. Altri scrissero, che salito in nave più non fu veduto da alcuno, altri che nel tornare di Grecia portando seco cento otto Commedie, che dal Greco di Menandro avea volte in Latino, perì di naufragio; ma i più, ch’egli morì in Grecia l’anno 594 singolarmente per dolore, che il prese all’udire, che il suo bagaglio, cui insieme colle nuove sue Commedie avea spedito innanzi per mare, risoluto poi egli ancora di tornarsene a Roma, erasi affondato.

XXV. Diversi sono i pareri de’ moderni Precettori di Poesia intorno alle Commedie di Terenzio. Altri le innalzano fino alle stelle, altri ne sentono bassamente. Ma io penso, che tutti si arrenderan volentieri al parere di due de’ più grandi uomini di tutta l’antichità, e de’ più atti a giudicare in questo argomento, dico di Cicerone e di Giulio Cesare. Alcuni lor versi ci sono stati da Donato conservati, ne’ quali il carattere formano e l’elogio di questo Poeta. Cicerone ha così:

Tu quoque, qui solus lecto sermone, Terenti,
Conversum expressumque Latina voce Menandrum
In medio populi sedatis vocibus effers,
Quidquid come loquens, ac omnia dulcia dicens.


Cesare alle virtù di Terenzio aggiugne ancora i difetti:

Tu quoque tu in summis, o dimidiate Menander,
Poneris, & merito puri sermonis amator.
Levibus atque utinam scriptis adjuncta foret vis
Comica, ut æquato virtus polleret honore
Cum Græcis, neque in hac despectus parte jaceres.
Unum hoc maceror & doleo tibi deesse, Terenti.

Noi veggiam dunque, che amendue esaltano sommamente Terenzio per la purezza del Latino linguaggio, per la dolcezza dello stile, per l’imitazion di Menandro. Ma Cesare desidera in lui maggior forza di sentimenti. In tal maniera sembra, che i biasimatori e i lodatori di Terenzio si possan accordare insieme; e tale è appunto il sentimento del P. Rapin nel parallelo, che’gli