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dividuo era dato di svolgere tutta la propria energia, e di passare senza molta difficoltà dalle cure della bottega o del banco agli offici più gravi del governo o della milizia1.


47. Nicolò dei Conti. — Superiore, sotto parecchi aspetti, al beato Odorico da Pordenone, ed emulo al Polo, Nicolò dei Conti, probabilmente chioggiotto, veneto certo, da mercante audace, ma anche da osservatore diligente, visitò spazio di terra più ampio che non quei due suoi predecessori, reiterando in alcuni tratti, ad esempio nell’India, le sue peregrinazioni, e percorrendo plaghe non soltanto ai suoi tempi affatto sconosciute, quali gran parte della Cina e dell’Indocina, ma quasi ignote agli Europei oggi pure. Più fortunato di quelli, le sue scoperte, solennemente esposte davanti a papa Eugenio IV, altro veneziano, e a un consesso di dotti e di dignitari ecclesiastici e registrate da Poggio Bracciolini, se non ebbero in Italia immediata e larga diffusione, esercitarono più forte influenza sulla cartografia e del pari sulla scoperta del Nuovo Mondo che non il Milione di Marco Polo e i racconti del frate friulano 2.

I viaggi del Conti sarebbero stati, secondo l’ordine stesso della narrazione, i seguenti.

Trovandosi ancora giovinetto in Damasco, il Conti si uni ad una carovana di seicento mercanti, e con essa si recò a Baldoch (Bagdad) e quindi a Balsera (Bassora), donde in quattro giorni di navigazione, giunse al golfo Persico. E qui, avvertendo il movimento di marea «ad Sinum persicum pervenit, ubi fluit mare ac refluit, more Oceani nostri», il Conti offre, pel primo, un argomento scientifico per rompere il pregiudizio, a lungo dominante, che quel mare fosse uno stagnone (come dice Fra Mauro) chiuso da ogni lato3.

  1. Malfatti, Della parte che ebbero i Toscani all’incremento del sapere geografico, pag. 23.
  2. Marinelli, Venezia nella storia della geografia, pag. 31 e 32.
  3. Cosi il Marinelli nella Mem. cit., pag. 32; il Bellemo nel suo dotto lavoro: I viaggi di Nicolò de’ Conti, pag. 265; il Porena nella recensione dell’opera del Bellemo, nel Bollettino della Società geografica italiana, 1883, pag. 761. A me tuttavia non pare che sia questo un