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Circolazione monetaria in Italia nord-occidentale: secoli XI-XII 31

documento del febbraio 1096 inizia una nutrita serie di carte che offrono tutte dati inequivoci riguardo al ruolo dei denari pittavini come esclusiva moneta di riferimento. Basterà citare la ricca sequela delle concessioni di beni agrari in censo annuale per un termine ventinovennale o sino alla terza generazione operate dal monastero di San Solutore, sito fuori le mura di Torino nei pressi della porta Segusina1, e il meno ricco ma egualmente interessante gruppo di accensamenti del tutto simili concessi dalla piccola canonica (poi anche ospedale) di San Benedetto di Torino. Documenti nei quali le menzioni della moneta pittavina sono più costanti nelle penali che nelle formule volte a fissare il censo annuale in denaro2.

Il prestigio e il ruolo di saldo riferimento monetario del denaro pittavino è dunque bene attestato dal costante ancoraggio a esso delle penali di documenti in cui, d’altra parte, la fissazione dei censi in una determinata moneta appariva meno importante, date la tenuità e il valore puramente ricognitivo di essi. In primo piano venne la tutela dei diritti acquisiti dal concessionario, in contratti che avevano tutte le caratteristiche della vendita larvata3.

Se la moneta pittavina fu la valuta di riferimento nel genere di contratti ora visti, nella stessa moneta vennero espressi anche i prezzi delle vendite4, i prezzi pattuiti per il riacquisto delle migliorie apportate dai concessionari sui beni di enti ecclesiastici5, le somme di denaro stabilite per la redenzione di beni dati in pegno6 e altro. Questo, come si è detto, fino alla fine degli anni

  1. Fondato dal vescovo Gezone nei primi anni dell’XI secolo: BSSS 44, pp. 1-5, doc. 1; cfr. G. Sergi, Potere e territorio lungo la strada di Francia. Da Chambéry a Torino fra X e XII secolo, Napoli 1981, pp. 103 sgg.
  2. La serie degli accensamenti del monastero di San Solutore inizia nel marzo del 1089, con una concessione di beni in Torino e oltre il Po per un censo annuale di diciotto generici denari d’argento (BSSS 44, pp. 37 sg., doc. 18), e prosegue poi fino al 1135 con censi di tenue entità (si va da diciotto denari a un solo denaro), fissati in denari pittavini o denari non etichettati, e per contro con penali di elevato ammontare che lo stesso concedente si obbliga a pagare al concessionario nel caso tentasse di sottrargli in tutto o in parte la concessione (si va da una lira a venti lire pittavine): BSSS 44, pp. 39 sgg., docc. 19, 23, 25, 26, 28, 31, 30 (l’ultimo è del 1135, il doc. 31 è del 1134). Anche nei pochi accensamenti della chiesa di San Benedetto la menzione della moneta pittavina è più costante nelle penali che nelle formule volte a fissare il censo annuale in denaro: ciò sin dalla prima di esse, dell’ottobre 1106, con la quale il prevosto Robaldo concesse a due coniugi beni in Torino, presso la porta Doranea, per un censo annuo di quindici denari generici, fissando come penale per se stesso la somma di cento buoni soldi pittavini (BSSS 86, p. 44, doc. 27). Gli accensamenti degli anni successivi furono di analoga concezione: BSSS 86, pp. 48 sgg., doc. 32 del 1126; BSSS 68, pp. 2 sg., doc. 4 del 1128; BSSS 86, pp. 49 sg., doc. 34 del 1136: in quest’ultimo caso la concessione è perpetua. Si vedano anche BSSS 106, pp. 36-39, docc. 19 e 20 del 1139 e 1145.
  3. In queste carte manca però la menzione di una somma pagata al momento della stipulazione del contratto. Essa è invece presente in due concessioni perpetue – tipologia rara nelle carte del Torinese – della canonica di San Benedetto, la prima a un individuo di un bene «ad usum et consuetudinem terris ipsius ecclesie Sancti Benedicti» per il quale pagò «pro investitura» trenta soldi computati in moneta pittavina, la seconda a un ospedale che pagò cento soldi non meglio specificati, in un documento in cui il censo venne fissato a tre soldi pittavini e la penale a trenta lire pittavine: rispettivamente BSSS 86, pp. 49 sg., docc. 33 e 34 del 1128 e 1136.
  4. BSSS 65, pp. 4 sg., doc. 4 del 1105; BSSS 36, pp. 11 sg., doc. 8 del 1114; BSSS 86, pp. 51 sg., doc. 36 del 1143 rogato a Chieri.
  5. Cfr. BSSS 65, pp. 7 sg., doc. 8 del 1116.
  6. BSSS 3/1, pp. 42 sg., doc. 21 (s. d. ma fine XI-inizi XII secolo): in una donazione al monaste-

Reti Medievali Rivista, 12, 1 (2011) <http://rivista.retimedievali.it>