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libro quarto 307

bile tesoro della libertà» Con queste ed altre più amare parole accomiatò il Legato; e perchè non lasciasse negli animi ombra delle bramate suspicioni, lo diè a guardare ai Lombardi nel ritorno a Federigo1.

Innanzi io venga al racconto della prodigiosa guerra, che sostenne la Lega contro l’Imperadore, è mestieri, che io tocchi, almeno sommariamente, delle condizioni delle altre contrade italiane, perchè chiaramente si appalesi quale e quanta fosse la forza delle generose città, che sole stettero a fronte del furibondo Tedesco. Il Papa non aveva che la morale potenza del Pontificato, e non era poco, con cui non solamente a sè stesso bastava, ma alle cose Lombarde mirabilmente presidiava. Il popolo di Roma alla libertà ineducato, rotto a licenza, non gli permetteva dimorare nel suo seggio. Se ne stette lunga pezza in Anagni. Lontano Federigo, lontano Alessandro, ondeggiavano le romane sorti tra i sogni di una Repubblica che non aveva i nervi ed il sangue de’ Fabi e de’ Cincinnati, e l’imperiale servaggio. Il non amare il Papa, era a que’ tempi un vagheggiare il giogo tedesco. Imperiale Prefetto li governava. I bestiali furori esercitati contro Frascati ed Albano2, e il non avere pure col pensiero stesa la mano ai collegati Lombardi, era segno che i mali umori dell’italiano popolo i romani petti contaminassero, non gastigati da quella virtù, per cui dal Lombardo suolo balzavano fuori miracolose città, si edificava una patria, concetto di strapotenti spiriti. Eppure a romani fatti l’incitava Alessandro.

Fanciullo Re stringeva il freno a Sicilia, Guglielmo II, il quale sotto la reggenza della madre doveva contenere in ufficio una insolente baronia, e un popolo che per la varietà delle razze che lo componevano era indocile al governante, docile alle ambizioni dei molti Baroni, i quali trovavano sempre un seguito, movendosi a novità. Greci,

  1. Card. Arag. Vita Alex. III. p. 461. 462.
  2. Id. = Romual. Salernit. Chron. S. R. I. tom. VII.