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L’Imperadore non si trovava ben fornito di milizie: le tedesche se n’erano tornate in Lamagna; e la poca gente che aveva, fortificava con gli aiuti, che gli mandavano le città amiche di Lombardia. Ciò sapevano i Milanesi e cercavano con ogni studio, come tentarono fare a Lodi, togliersi intorno quelle rocche e castella, che presidiate dagl’imperiali, ingrossando la guerra, sarebbero loro tornate assai incomode: tra queste era l’affortificato castello di Carcano nel territorio Comasco. Como ed Isola erano tutte imperiali; come scolta avanzata verso Milano avevano a mezzodì il castello di Baradello, tenuto da quel Ludovico, che vedemmo scomunicato dal Legato papale. Il lago, che gli antichi chiamarono Lario, sprolunga due grandi braccia verso quella plaga; con quello a ponente incontra l’Adda, che vi si scarica; con l’altro a levante apre un bel seno, su di cui siede la città di Como. Tutta la penisola, la quale inforca il lago a tramontana, è un paese tutto monti e valli, per cui le acque che scolano al piano, cresciute dentro da quelle del Lario, e rattenute dal rilevare del suolo, vi van formando spessi laghetti. In questa montuosa regione giaceva il castello di Carcano, con due munitissime rocche piantate in cima ad un colle, che pareva fatto da natura a sorreggerle con doppia cresta. Sotto profondissima valle ne rendeva impossibili gli approcci. Era questo antico e sicuro rifugio dei nemici di Milano; e ne’ tempi che correvano, non si poteva dai Milanesi fare pure una mossa contro Lodi o Pavia, che questi non si sentissero alle spalle i Carcanesi, che guastavano i campi, intraprendevano i convogli e guastavano loro l’impresa. Finalmente presero il consiglio di togliersi da’ fianchi questo nemico quasi domestico, andando alla espugnazione di Carcano. Uscirono nel luglio le milizie di porta Vercellina, Comana e Nova, e andarono a campeggiare le terre di Paravicino, Erba ed Ursinico, donde potevano tenere in istretta guardia Carcano. E tosto si misero ad apparecchiare i consueti ingegni per la oppugnazione.