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libro vi. capo v. 77

del giorno 3 maggio1; dopo di che venne una fierissima peste, che durò tre mesi, cioè luglio, agosto e settembre: e tanta fu la moltitudine dei morti nella città di Roma, che i padri coi figli, e i fratelli colle sorelle, a due a due posti sulla medesima bara, veniano trasportati al sepolcro. Similmente questo morbo spopolò Ticino, cosicchè fuggendo tutti i cittadini per le cime dei monti, o per altri luoghi deserti, nella piazza e nelle contrade della città nascevano l’erbe, e gli arbusti. Allora apparvero visibilmente il buono ed il cattivo angelo, i quali notte tempo andavano in giro per la città, e ad un cenno dell’angelo buono, il cattivo angelo che vedeasi stringere in mano uno spiedo, quante volte col ferro battea alla porta di qualche casa, altrettanti uomini di quella medesima casa il dì seguente morivano. Onde a non so chi per rivelazione fu detto, che quella peste non avrebbe cessato, se prima nella basilica di s. Pietro, che chiamasi ad vincula, non si fosse innalzato un altare al martire s. Sebastiano. Trasportatesi dunque dalla città di Roma le reliquie del detto santo,

  1. Non convengono i cronologisti col Diacono intorno al tempo di questa ecclissi. Il Pagi pone la lunare nell’anno 680, e la solare un anno prima.