Pagina:Storia dei collegi elettorali 1848-1897.djvu/534


— 518 —

Pont Beauvoisin — Pontecorvo.


Legislatura DATA
delle
elezioni
ELETTORI CANDIDATI MOTIVI
della vacanza
del Collegio
iscritti votanti ELETTI Voti NON ELETTI Voti

Segue Collegio di Pont Beauvoisin.

Collegio uninominale
VII 25 marzo 1860
29 " "
750 1ª vot. 373
Ball. 436
S.M. l'imperatore Napoleone III
Chapperon Timoleone, avv.
267

287
Picolet d'Hremiflon bar. Aug.

Chapperon Timoleone, avv. (1ª vot.)
95

149
7
1
2
VIII 27 genn. 1861 687 520 Nicolucci Giustiniano, prof. nel Coll. medico di Napoli 460 De Camillis Ferdinando 29 Annullamento3
26 giugno " 722 391 Nicolucci Giustiniano, prof. 386 Voti dispersi 5
  1. Il collegio di Pont-Beanvoisin era composto di tre sezioni: Pont-Beauvoisin, Echelles e Saint-Genix. In quest'ultima i voti degli elettori si ripartirono fra il barone Picolet (95) e l'avvocato Chapperon (1). In quella di Pont-Reanvoisin i voti si divisero: a S. M. Napoleone III imperatore dei francesi, 214; all'avvocato Chapperon 3.
          L'ufficio definitivo della sezione trascrive nel verbale le seguenti osservazioni e decisioni:
          «Il risultato dello scrutinio ha fatto surgere naturalmente la questione di sapere come debbono essere interpretati i 214 voti sopra 218 votanti dati a S. M. Napoleone III.
          «Intorno a ciò l'ufficio non esita a dichiarare che gli elettori non hanno punto avuto intenzione di attribuire a questo Augusto e Magnanimo Sovrano la qualità di candidato alla deputazione, ma che i voti portanti il nome di S. M. l'imperatore non sono che l’effetto di una manifestazione generale e improvvisa verso l'Eletto dalla Francia, verso colui che avendo tanto diritto alla gratitudine dell’Italia, aveva ben anco il diritto incontestabile di chiedere la rettifica delle sue frontiere, diritto che S. M. Vittorio Emanuele II. ha riconosciuto.
          «Che l'espressione di questa splendida manifestazione, alla quale l'ufficio sì associa, non significa in alcun modo, da parte degli elettori. sentimenti d'oblio e d’ingratitudine verso il loro legittimo Sovrano.
          «Che tale manifestazione non fa palese che un sentimento di nazionalità, cioè, di quel grande principio al quale l'Italia deve la sua rigenerazione.
          «Per questi motivi:
          «L'ufficio ha deliberato di far menzione dei voti espressi in favore di S. M. l'imperatore dei francesi, supplicandolo di gradirli come la testimonianza della più sincera devozione degli elettori, e come l'eco dei voti già espressi a S. M. dalla Deputazione Savojarda il 22 di questo mese (marzo 1860).
          «Delibera in conseguenza che copia del processo verbale sia comunicato a S. M. Napoleone III imperatore dei francesi.
          L'ufficio definitivo della Sezione di Echelles, ove i voti di 54 votanti si divisero per 53 sopra S. M. Napoleone III e per 1 sopra il barone Picolet, osserva che interpretando la legge elettorale con tutto rigore, l'angusto nome di Napoleone III sarebbe di tale natura da infirmare la votazione che ha avuto luogo.
          Ma l'intero ufficio ha considerato:
          «1° Che non v'ha regola o disposizione legislativa che, qualche volta e in certe straordinarie circostanze, non soffra eccezioni;
          «2° Che l'ufficio considerava l'attuale circostanza come atta a rendere applicabile questa eccezione. E difatti l'augusto personaggio che ottenne tanti voti non ha egli diritto di cittadinanza e in Piemonte e in Italia che egli ha rigenerato al prezioso prezzo del sangue francese e mediante tanti altri sacrifizi, dopo avere elevata col suo grande genio e la rara intelligenza la Francia, fiera di averlo per capo nel cammino di gloria e prosperità?
          «3° Che l'ufficio scorge in questo voto unanime di tutti gli elettori sciolti generosamente dal loro Re, che hanno sempre servito con fedeltà, l'espressione dei bisogni urgenti e dei desideri ancor più ardenti di entrare nella grande famiglia francese, con tutti gli altri savoiardi, dal quali non si vogliono separare, per godere i benefici d'un Governo che veglia a tutti gli interessi; la Francia (hanno detto gli elettori col loro voto), questa grande Potenza, che è la nostra madre patria, ci riceverà cordialmente; essa si ricorda che la Savoia le ha fornito, sotto il Primo Impero, un buon contingente fra coloro che l'hanno illustrata nelle scienze e nelle armi. Con lei sono comuni i costumi dei savoiardi, la lingua, i rapporti, gli interessi, il loro Re ha riconosciuto al pari di essi, che l'ingrandimento dello Stato verso l’Italia non poteva che esser loro nocivo; soprattutto essendo separati dalle Alpi, barriera naturale fra i due popoli; e per non ultimo atto di benevolenza Reale egli si è degnato di lasciarli liberi nella acelta dei Governo sotto il quale volevano rimanere (benefici di cui serbano profonda riconoscenza).
          «Per questi motivi l'ufficio, all'unanimità, ha dichiarato valide le operazioni elettorali seguite, pregando S. M, l'imperatore dei francesi Napoleone III, di accogliere favorevolmente i suffragi che gli sono stati dati.
          L'assemblea dei presidenti delle tre sezioni riunite, osservando:
          «Che i voti dati a S. M. Napoleone III non sono che l’effetto d'una imponente manifestazione, come risulta dai verbali delle sezioni di Pont-Beanvoisin ed Echelles;
          «Delibera all'unimità:
          «Di non tenerne conto, e proclama in conseguenza il ballottaggio fra il barone Picolet e l'avvocato Chapperon.
          La Camera, nella tornata del 9 aprile 1860, convalidò l'elezione dell'avv, Chapperon. Circa i voti dati all'imperatore Napoleone III, il relatore (che era l'onorevole Mazza Pietro) così si esprime dopo aver detto come eransi divisi i voti a primo scrutinio: «Con molto accorgimento l'ufficio elettorale di Pont Beauvoisin non avendo voluto computare i 247 voti di cui ho parlato, pose il ballottaggio fra il barone Piccolet e l'avvocato Chapperon.
  2. Ceduta Savoia alla Francia (legge 11 giugno 1860) il collegio cessò di far parte del Regno d'Italia,
  3. Convalidata dapprima l'elezione il 28 febbraio 1861 fu, nella tornata del 23 successivo maggio, in occasione della discussione sull'accertamento dei deputati impiegati, dichiarata nulla.