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104 Storia dei Mille narrata ai giovinetti


E quella prima marcia fu una gran prova, ma nessuno rimase indietro. Eppure c’erano dei giovanetti che ad ogni passo parevano doversi lasciar cadere in terra sfiniti. Ma lo spirito li reggeva, e continuavano a marciare, aiutati anche dai compagni più esercitati che levavano loro fino il fucile, tanto che ricogliessero un po’ di fiato.

Dove mai si sarebbero fermati?

Per quanto guardassero a sinistra, a destra e davanti, nulla, mai un ciuffo d’alberi, mai una casa. Cos’era dunque la Sicilia già granaio d’Italia? Degli uomini pratici di campi dicevano che tutta quella miseria dipendeva dal diboscamento, altri che dai latifondi, dal feudalismo, dai frati. Il fatto era che quel deserto metteva un senso di sgomento nei cuori. Là sarebbe stato bello trasformarsi in un esercito di legionari alla romana con la marra, la vanga e gli aratri di Lombardia! Ma là non c’erano le acque di Lombardia; anzi non ci si trovava neppure da dissetarsi. E alcune voci intonavano il coro del Verdi: Fonti eterne, purissimi laghi....


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Finalmente quando già si faceva sera, apparve lontano un corpo di casa massiccio e scuro, su d’un rilievo un po’ più spiccato di quella campagna. Era il maniero di Rampagallo, che si chiamava bellamente feudo, come se là il feudalismo fosse ancora una cosa viva. E tutto, dai muri massicci, alle finestre, alla gran porta, ai cortili dentro, ai contadini che vi si aggiravano, tutto vi aveva infatti una fisonomia d’antichità corrucciata.

Le Compagnie si accamparono davanti a quel vasto casamento su d’un pendìo erboso, che dopo l’arsura