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CAPO XX. 55

mica ai Siracusani, nell’impresa degli Ateniesi contro Siracusa, avea dato per aiuto tre navi di cinquanta remi1; e di più le sue genti d’armi combatterono a terra molto valorosamente in quella rotta dolorosa2. Non diversamente, circa un secolo dopo regnando Agatocle, per uguale nimistà contro agli odiati Cartaginesi, diciotto triremi etrusche, unite a diciassette siracusane disfecero l’armata punica3: vittoria che diè nuovamente l’impero del mare siciliano, bench’ella sia l’ultimo fatto istorico del valore navale dell’Etruria, già prossima a soggiacere tutta insieme alla signoria romana4. Cessò con la perduta libertà ogni suo dominio marittimo: vennero meno i porti, gli arsenali, le navi, i marinari e gli usati studi marinareschi: laonde di tanta scaduta sua forza di marineria non altro restava all’Etruria in sul finire della seconda guerra punica, fuorchè quella sì abbondante, ma inutil copia d’armi, d’attrezzi, e di strumenti nautici, che alcune città trassero fuori delle sue vecchie armerie, per provvedere e munire la celebre armata di Scipione5.

  1. Thucyd. vi. 88. 103. 104.
  2. Thucyd. vii. Ol. xci. 4. di R. 341.
  3. Diodor. xi. 71. Ol. cxviii. 2. di R. 447.
  4. An. 472. 473
  5. Liv. xxix. 36. Populoniesi offersero il ferro: Tarquiniesi telerie per le vele: Aretini 30 mila scudi, e altrettante celate, pili e gesi: aste lunghe di ciascuna sorte sino a 50 mila: scuri, asce, falci, vasi da serbare acqua, macinette ed altri strumenti, quanti