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CAPO XXVIII. 303

crosi traffici italiani consisteva in prodotti del proprio suolo, e in qualunque lavori di arte. Esportavano gli Etruschi dalle loro fertili maremme grande abbondanza di frumento, e di altre sorta biade: le loro selve sul lido tirreno, dove vegeta ottimamente la querce a una straordinaria altezza e grossezza, davano il migliore e il più ricercato legname atto alle costruzioni navali1, che veniva preferito per maggior durezza a quello tagliato di verso l’Adriatico2: se pure di qua, o più a dirittura dalla Corsica, Tiro medesima non traeva il durissimo bosso, o altro legno bisognevole alle sue navi3. Il ferro dell’Elba, che si trasportava greggio a Populonia4 per esservi ridotto malleabile, secondochè tutt’ora si costuma, forniva anch’esso un materiale assai copioso di traffico: nè meno lucrative erano per gli Etruschi le abbondanti miniere di rame nel volterrano e nel senese, donde traevano quella sì grande quantità di metallo, che adoperavasi per ogni sorte di armature e di arnesi, e per uso ancora della moneta. La cera, il miele e la pece, che ricoglievano in casa, o traevano per tributo dagl’isolani della Corsica, facean pure un fondo non ispregevole di baratti.

  1. Thucyd. vi. 90.; Strabo v. p. 154.; Teophr. Hist. plant. v. 9. Leonides, in libro de Italia ap. Tzetz. ad Lycophr. 750.; Plin. xvi. 10.
  2. Plin. xvi. 39.; Vitruv. ii. 10.
  3. Ezech. 27. 6.; cf. Bochart, Georg. p. 180.
  4. Auct. de Mirab. p. 1158.; Strabo v. p. 155.; Varro ap. Serv. x. 174.