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CAPO XXII. 139

latino da valentissimi interpetri1: indi commentati da Cornelio Labeone, savio legista, in quindici volumi2. E pare cosa non dubbiosa, considerato il senso d’alcuni frammenti, che questi dotti ampliassero le loro sposizioni con appropriate sentenze e ragioni tratte massimamente dalle scuole dei Pitagorici. Quanto abbiamo da Cecina3 più distintamente sopra le folgori basta a far comprendere in qual modo per le infinite divisioni e suddivisioni, chiose, interpetrazioni, commenti e nomi tecnici, che posero i glossatori alla legge scritta, ne venne una scienza vasta, che abbracciava la religione, l’etica, e la fisica intera di quella età. Perciocchè molto saviamente gl’istitutori dell’aruspicina avean voluto, che ancorchè immutabile ne’ suoi principj potesse la scienza di mano in mano arricchirsi per nuovi studi, e di sempre nuove osservazioni4. La sapienza divinatrice consisteva in tre parti principali: il presagio per le interiora delle vittime, o per altri segnali; l’interpetrazione dei fulmini; e

  1. Tarquinjo, Capitone, Fontejo, L. Apulejo, Vicellio, Nigidio Figulo, Umbricio, Aquila ec. V. Ammian. Marcell. xxv. 2.; Macrob. Sat. ii. 16., iii. 17. init.; Lyd. de Ost. p. 8. 12.; Plinio L. 1. nell’elenco degli scrittori; e le glosse d’Isidoro, viii. 9. in fin.
  2. Fulgent. Planc. 4.; Lyd. de Ost. p. 12. Un frammento del commentario di Labeone sopra le folgori si ha nel libro stesso di Gio. Lido p. 164 sqq.
  3. Ap. Senec. Quaest. nat. ii.
  4. Eam (Haruspicinam) postea crevisse rebus novis cognoscendis, et ad eadem illa principia referendis. Cicer. de Div. ii. 23.