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CAPO XIV. 283

edifizi di pubblica utilità e di decoro, che al dir di Cicerone facean Capua emula di Corinto e di Cartagine1, erano fuor di dubbio altrettanti monumenti lasciativi da’ suoi primi fondatori e dominatori etruschi. Nè diversamente le statue sacre e profane, che in molto numero furon tolte via da Capua nella seconda guerra punica, e trasportate di quivi a Roma alla rinfusa, non so se debba dirsi con animo o più materiale o più rapace2, han dovuto essere in grandissima parte vetuste opere toscaniche, e indubitati monumenti d’un’altra civiltà. Così pure Casilino, posta sul Vulturno nel sito di Capua nuova, Calazia3 Abella4, Acerra5, Nuceria-Alfaterna6, Compulteria7, Atella e Caleno8, possono aversi tra le maggiori di Campania, con Ercolano e Pompeja9 pros-

  1. Cicer. Agrar. ii. 32.
  2. Signa, statuas aeneas, quae capta de hostibus dicerentur, quae eorum sacra, ac profana essent, ad Pontificim collegium rejecerunt. Liv. xxvi. 34.
  3. Vedi tav. cxv. 18.
  4. Abellanam; replicatemente nella iscrizione stessa di Abella.
  5. Aderl. Vedi tav. cxv. 19.
  6. : posta al confine estremo della Campania e del Sannio Caudino. Io porto opinione che καλλατερὶα nel testo di Strabone (v. p. 172) presso Caudio e Benevento; ed in un m. s. citato dal Du Theil καλετερὶα sia appunto la stessa Cupelteria. cf. Plin. viii. 513.
  7. Πόλις ἀξιόλογον. Strabo v. p. 164.; Sil. viii. 513.
  8. : in iscrizione pompejana. Vedi tav. cxx. 1. 2. 4.