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XXXII AI CORTESI

o civile innesto di altra nazione civile; 2.° che ogni arte abbia avuto un suo proprio ed unico ed esclusivo inventore; 3.° che certi popoli o nazioni sieno i prototipi del sapere o del fare degli altri tutti; 4.° che finalmente ogni figura di azione rappresentata dai monumenti iconici, e particolarmente sui vasi fittili, debba assolutamente essere relativa alla storia, alla favola, ed alla simbolica di un dato popolo.

Ed ecco due scrittori di parere onninamente opposto intorno all’origine e al progresso dell’incivilimento e dell’arti italiane. Retribuendo essi ben giusti e meritati encomj alla dotta fatica dell’egregio Micali, sollevano la loro mente all’altezza del soggetto da lui trattato, e meditandolo profondamente, l’uno deriva l’italica civiltà dalla Numidia, dalla Siria, dalla Fenicia, l’altro dalla potenza e dall’organismo da Dio creatore dato all’uomo, che, socievole per natura, non può non moltiplicarsi, crescere, svilupparsi e progredire al suo nobile fine.

Udite le opinioni dei due prelodati scrittori, vuolsi porgere ascolto pure a quella del terzo, degnissima anch’essa di attenta considerazione. Anziché speculare il Raoul-Ro-