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CAPO IX. 189


Così per tutto lo spazio degli Appennini, dalle fonti del Velino fin all’ultima punta delle Calabrie, dimoravano quelle genti gagliarde, delle quali ora imprendiamo a narrare le venture, quanto almeno il permette la scarsità e l’insufficienza delle storie descritte. Allontanate dal mare, e per lo più vessate dagli stranieri occupatori, che stavano loro allato, desse non ebbero che pochi e rari mezzi di frequentazione al di fuori: e tenaci de’ loro costumi, non bastò tampoco la vicinanza de’ coloni greci, che sempre odiarono, a far cangiare nè gli abiti, nè la dura e indipendente vita de’ padri. Per conseguenza mantenutisi sempre montanari indomabili e fieri, la loro istoria, quasi che locale, si rinviene unicamente per entro alle loro natali montagne. Dove, proseguendo più avanti, non sol tanto li vedremo contrastare in tra loro, ma ferocissimamente guerreggiare contro ai Greci suoi vicini, e combattere di secolo in secolo ancor più ostinatamente per la libertà, contro alla prepotente forza di Roma.

In fronte a questa robusta razza degli Osci si vuol nominare i Sabini. E divisando in qual guisa tanto essi, quanto i loro discendenti, ed attenenti, si ordinassero in varie nazioni, aventi proprio dominio e titolo nelle imprese, convien riportarci a quell’oscuro, ma certo periodo di storia, in cui successero que’ generali scorrimenti e mutamenti di popoli, che abbiamo poco innanzi narrato. Diceva Catone, che lo stipite dei Sabini originava di Testrina, rustico villaggio ne’