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CAPO VII. 97

di colà nell’Etruria: ma, quel che più vale, oppone Dionisio, che gli Etruschi non avevano in fatto di lingua, leggi, religione e costume, nulla di rassomigliante coi Lidj, nè tampoco coi Pelasghi1: e ciò affermava egli allorchè quella lingua si manteneva ancor viva, nè spenti erano i vecchi costumi; e sussistendo scritture originali etrusche, potevano pure ben sapersi le cose maggiori attenenti alla nazione. Che Dionisio avesse studiato a fondo un’istoria degli Etruschi, ne’ loro instituti, e nella forma del governo, lo dice aperto egli stesso2: e grandemente dobbiamo anzi deplorare la perdita di que’ libri, dov’ei trattava de’ fatti loro con particolar proponimento. Tenne dunque opinione l’istorico d’Alicarnasso, che gli Etruschi fossero essi stessi un popolo originario dell’Italia: sentenza non già nuova, nè di suo avviso soltanto, ma divolgata per l’innanzi da altri narratori di storie; e forse la stessa che già confermavano le proprie nazionali tradizioni. Noi, uomini moderni, non potremo mai sperare di togliere nè di aggiunger forza alle conclusioni dettate dall’im-

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  1. Dionys. I. 27-30. Qui notiamo di passaggio, che il nome degli Iddii della Lidia meglio conosciuti, come Ma, Anaïtis e taluni altri, in nulla somiglia ai titoli etruschi divini: così, per toccar cosa di poco momento, la toga di porpora semicircolare, divisa regia dei Lucumoni, era diversa da quella dei Lidj lunga e quadrata (Dionys. iii. 61): foggia costante del vestimento orientale.
  2. Dionys. i. 30.