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dracula 87

Lucy ed il viso d’Arturo che impallidiva raggiava d’una gioia pura.

— Basta — disse a un tratto Van Helsing, che con l’orologio in mano cronometrava i minuti.

— John, curate il vostro amico mentre io m’occupo di lei.

Quand’ebbe medicato la ferita, aggiustò i guanciali del letto; lo stretto nastro di velluto nero che Lucy porta al collo chiuso da una spilla di diamanti datale dal suo fidanzato si spostò rivelando una piccola ferita rossa alla gola. Van Helsing sussultò stupito.

— Conducete via il vostro amico — fece — e rinvigoritelo con un bicchiere di Porto. Poi, torni nella sua stanza e dorma!

Non appena Arturo fu partito, tornai accanto a Van Helsing. Lucy dormiva tranquilla. Chiesi sottovoce:

— Come spiegate quel segno alla gola?

— E voi?

— Non l’ho visto bene.

E, accostandomi al letto, sollevai delicatamente il nastro. Due piccoli fori, minuscole ferite impressionanti, stavano al disopra della vena iugulare. Era forse quella l’origine della sua debolezza. No, impossibile, il sangue sfuggendo avrebbe macchiato il lenzuolo.

— Ebbene? — domandò Van Helsing.

— Non capisco affatto.

— Io — disse il professore — stassera ritorno ad Amsterdam, mi occorrono libri e istrumenti indispensabili. Voi starete qui tutta la notte e non la perderete d’occhio.

— Bisogna cercare una infermiera?

— Inutile, voi ed io bastiamo. Vegliate a che