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Eppure questi uomini sono robusti e tarchiati; e han già navigato con me.

Dunque? c’è qualche cosa, ha detto uno di loro al mio secondo, senza volersi maggiormente spiegare. Costui esasperato ha perso il lume degli occhi al punto da batter l’uomo che, con mia grande sorpresa, non ha replicato. Regna la calma.

16 luglio. — Il secondo mi fa sapere che uno dei marinai, Petrowski, è scomparso. È incomprensibile.

Il 17 luglio, uno degli uomini, Olgaren, è venuto a parlarmi. Afferma che, oltre l’equipaggio, c’è a bordo uno sconosciuto. Ieri, mentr’era di quarto, ha veduto un’ombra alta e sottile camminare lungo il ponte e sparire. L’ha seguita a passi di lupo, non riconoscendo in lui uno dei nostri compagni. Quando giunse a prua, l’uomo s’eclissò senza ch’egli potesse capire da dove fosse passato. È invaso dalla paura e temo che questo panico non si comunichi a tutto l’equipaggio.

Per rassicurarli visiterò minuziosamente il battello, dall’alto al basso. Malgrado le proteste del mio secondo, il quale sostiene che io demoralizzo i miei uomini, abbiamo visitato i minimi cantucci. Non capisco davvero dove un uomo potrebbe celarsi.

28 luglio. — Tempo orribile da due giorni.

Non si ha l’agio d’aver paura dei fantasmi. I miei uomini sono energici e coraggiosi. Mi sono congratulato con loro. Abbiamo passato Gibilterra. Tutto va bene.

24 luglio. — Una tristezza pesa sull’equipag-