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— E cioè?

— Un’anima. E per sempre.

— Colla sua vita e colla sua giovinezza ha comprato l’anima mia.

— No, — disse ancora Susanna. — Voi le avevate già fatto il dono di tutto voi stesso, e la morte non ha fatto che consacrare quel dono. Fosse ella vissuta, vi avrebbe tenuto colle sue piccole mani piene di carezze come vi ha chiuso adesso nel suo sepolcro.

— Forse.

— Sicuramente.

— Voi avete detto bene, — osservò ancora Noris, — ella mi ha davvero chiuso nel suo sepolcro.

— Per sempre, vero?

— Per sempre.

Il peso dell’irrevocabile piombò sul cuore di Susanna come una pietra sepolcrale sopra una tomba aperta. E l’urto che il suo cuore subì, si ripercosse sul suo viso in un improvviso pallore mortale.

Noris se ne avvide.

— Perdonatemi, — le disse stendendole le mani.

Ella pose le sue nelle mani di lui con abbandono intero.

— Che cosa vi debbo perdonare? — disse. — Ero folle!

— No, siete soltanto buona, cara Susanna, e io vi ripenserò colla tenerezza d’un fratello.

Gli occhi di lei si riempirono di lagrime.

— Grazie, — ella susurrò.

— Vorrei chiedervi una cosa, Susanna, — pregò Noris.

— Dite.

— Siate buona con Kindler.

Una nube passò sulla fronte della fanciulla.

— Mi proverò, — disse.

— Pensate — proseguì il giovane — che egli vi ama. E che crede in voi.

Ella abbassò il capo e tacque.

— Almeno — disse ancora Noris — ditemi