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Pagina:Steno - La Veste d'Amianto.djvu/14


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Suo! suo! suo!

Mille occhi di donna contemplavano in quell’istante il suo diletto con infinite sfumature di sentimento e ognuna di queste sfumature era inutile e inutile era lo sfoggio di tutte quelle bellezze. Nessuna di quelle donne avrebbe avuto da Noris un sorriso perchè Noris era tutto suo.

Quasi a confermare il suo pensiero, Ettore Noris passava in quell’istante dinanzi alla moglie di Lorenzo Rolla che gli si rivolgeva sorridendo e procedeva oltre chinando appena il capo in un saluto breve.

— Grazie! — gli susurrò Eva da lungi protendendo verso di lui tutta la sua anima in un impeto di passione e di gratitudine.

Dio, come si sentiva felice!

Non fosse stato il terrore di quella prova imminente, ella si sarebbe proclamata, adesso, la più felice fra le donne.

Ancora una volta il rammarico insorse. Perchè, perchè Ettore aveva prescelto quella vita? Non avrebbero potuto vivere sempre tranquilli in una mediocrità che il loro amore faceva davvero aurea, in una modestia che la loro felicità trasfigurava.

Inutile il rammarico, ormai.

Fra poco, fra poco la terribile prova sarebbe cominciata.

Ecco: adesso il pubblico cominciava a impazientirsi e reclamava con insistenti battimani l’inizio dello spettacolo. Qualcuno, dal campo, fece un cenno e la banda militare, raccolta in un angolo in capo al viale maggiore di fianco al recinto, attaccò una marcia di moda per ingannare l’attesa.

Lorenzo Rolla s’era staccato dai giornalisti e moveva verso l’hangar. Qualcuno, dietro ad Eva osservò:

— È Rolla che vola per primo.

— Quando volerà, — rispose una voce.

— Perchè?

— O non vedi che c’è bandiera rossa?

— Dove?

— Là sul tetto dell’hangar.