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ma la signorina ha ragione. Un giornalista, per lei, è l’aggettivo; quindi, rientra nel dovere professionale.

— Bella teoria! a questa stregua....

— Sicuro, — interruppe ancora l’Adelio, — a questa stregua non conti più nemmeno tu perchè tu sei l’ amico ricco, che paga, cioè, il mezzo per avere la pelliccia, i brillanti e le piume pleureuses e i costumi che fanno andare in visibilio il pubblico: cioè, ancora un’appendice del dovere professionale.

— O guarda!

Folco Ardenza era in fondo più seccato di quanto non volesse apparire.

— Allora? — egli disse.

— Allora — riprese implacabile Paolo Adelio — la conclusione è questa: che se Ughetta invita quel ragazzetto lì che forse non ha in tasca tonto da pagare l’auto....

— Prego! prego! — scattò Ugo. — chi lo dice? per chi mi piglia lei? Io ho da casa mia quanti quattrini voglio!

— Ah, pardon! non sapevo. Ughetta, sei avvertita. Il signore è un principe in incognito.

— No, sono appena il figlio di un medico e fra un anno sarei ingegnere se non adorassi l’aviazione.

— E Noris, — soggiunse Rolla.

— E Noris, — confermò Ugo.

Paolo Adelio sorrideva.

— Bene, bene. Prendo atto di tutto. Me ne spiace per Folco Ardenza che è minacciato seriamente nel cuore di Ughetta se Ughetta s’illude di poter attingere altrove. E anche per te, piccolo, mi dispiace. Perchè la ragazza aveva un capriccio per il tuo musetto bianco e ardito, mentre adesso il capriccio minaccia di naufragare in un gran rispetto pel tuo portafoglio.

Il battibecco durò ancora un poco fra Ughetta offesa e Folco Ardenza seccato e Ugo aggressivo e Paolo Adelio canzonatore, mentre intorno, gli altri, ridevano e Minerva Fabbri s’intratteneva a voce sommessa con Noris.