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Pagina:Steno - La Veste d'Amianto.djvu/13


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Un’onda di sangue affluì al cuore di Eva, salì a imporporarle il viso, a dare vertigine al suo cervello, a mettere un ronzio di febbre nelle sue arterie, alle tempia, poi ridiscese violentemente al cuore lasciandola sbiancata in viso, rigida e immota....

Non la vedeva, Ettore, non la vedeva?

Ella invece lo beveva cogli occhi cercando la nota linea snella della sua cara figura sotto lo scafandro che lo ingoffava un poco.

Era già pronto Noris. Fra poco, dunque, il giuoco terribile sarebbe cominciato.

Non ebbe tempo d’abbandonarsi alla impressione di sgomento che suscitava in lei l’idea di questa imminenza.

Improvvisamente ella aveva sentito su di sè, dolcissimi e imperiosi, gli occhi di Ettore Noris che finalmente l’aveva scoperta.

Si sorrisero da lungi.

Ettore alzò anche una mano in segno di saluto e mille occhi, dal campo e dalle tribune, seguirono la direzione di quel gesto senza riuscire a cogliere dove fosse diretto.

Un’altra volta il viso di Eva si fece di porpora.

Accanto a lei, una giovane donna molto appariscente e per l’artificio d’un viso lavorato con sapienza e per la vistosità d’una toeletta audace, osservò forte al suo compagno di sinistra:

— Noris ha salutato qualcuno qui nelle tribune.

Il compagno domandò:

— Quale è il Noris?

— Quello vicino allo steccato.

— Ah!

— Un bel ragazzo, — commentò ancora la donna.

Ed Eva sentì disciogliersi in un’onda di languore piacevolissimo la tensione dell’orgasmo che la teneva da qualche istante.

Sì, Ettore era bello ed era tutto suo, tutto suo, tutto suo!

Per la prima volta sentì sorgere nel suo amore un senso d’orgoglio.