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2, 3, 4 giugno 1895 si occupò anch’essa dei vantaggi che la bicicletta può arrecare in tempo di guerra.

È necessario però che i giovani destinati ad adoperarla formino un corpo scelto, disciplinato ed istruito a bello studio affinchè ci salvi da malaugurose sorprese e sollevi i reggimenti di cavalleria dalla necessità di privarsi dei loro migliori cavalli e cavalieri appunto quando ne avrebbero maggiormente bisogno.

Quindi la recente istituzione delle staffette di fanteria in Germania ed in Russia, quindi l'ordinamento in tutti gli eserciti di un drappello più o meno numeroso di ciclisti, il quale è divenuto oramai un grande aiuto, anzi un poderoso alleato della cavalleria.

La Potenza che per prima concepì l’idea di valersi del velocipede a scopo militare è la nostra Italia, la quale precedendo le altre di un decennio diede nelle grandi manovre del 1875 dei velocipedi di legno ai soldati incaricati del servizio postale, ed a quelli che distribuivano gli avvisi e gli ordini fra le truppe di seconda linea. Ma in seguito li mise in non cale. Nel 1886 ordinò un corso speciale di ciclisti e stabilì da principio che ogni reggimento avesse 3 velocipedi; ora invece ogni battaglione ha 3 biciclette modello 1891, la cui costruzione è affidata alle officine del genio militare in Pavia; ma sino all’11 maggio 1895 rimase vietato agli ufficiali di attraversare la città sulla bicicletta, e nemmeno ai comandanti di reggimento era permesso di valersene nelle manovre.

In seguito però il nostro ciclismo militare prese nuovo sviluppo, e fu naturalmente in Milano, nel centro della massima attività del nostro Sport ciclistico, che ebbe il massimo incremento. Nei dintorni di Milano infatti il