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contribuire efficacemente a tener ragguagliato il comandante supremo e i suoi subordinati di tutti i movimenti e di tutti gli ordini che possono interessarli.

E già nel 1894 il giornale di tiro a segno nazionale scriveva che «il ciclista dai muscoli di ferro e dal cuore di patriota ed il cavallo d’acciaio che non sente fame nè stanchezza, che non imbizzarrisce, che non invecchia, che non conosce distanze, che passa inavvertito dovunque, hanno preso il loro posto nella scuola dei combattimenti e lo avranno immanchevole nelle battaglie avvenire e posto di singolare importanza d’onore».

Si, la bicicletta può rendere dei servigi segnalati tanto sul teatro strategico quanto nel campo tattico, e conseguentemente nelle guerre venture l’esercito che avrà maggior probabilità di vincere sarà quello che durante questo periodo di pace avrà istituito un miglior servizio ciclistico e saprà valersene meglio e su più vasta scala.

Perciò in tutti gli eserciti si fa a gara per ordinare questo nuovo ramo del servizio militare e le nazioni più bellicose ricorrono ad ogni mezzo in loro potere per incoraggiare la gioventù a dedicarsi con fervore al ciclismo ed a coltivarlo non solo come un divertimento ed un prezioso aiuto pel pronto disbrigo delle faccende domestiche e commerciali, ma anche come elemento di difesa nazionale.

In Francia, per esempio, affine di preparare dei buoni elementi pel servizio ciclistico militare, addestrano i giovani ciclisti a lunghi viaggi di 100 e più chilometri su strade aspre e malagevoli, e nel 1894 venne in Parigi fondata una Società la quale alterna le passeggiate cogli esercizi del tiro a segno, ed il Touring Club a sua volta tiene pubbliche conferenze di velocipedismo militare.

L’Unione velocipedistica italiana nel suo Congresso del