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dere le medie parziali e raffrontarle; studiare insomma la criminalità nel suo movimento, dopo averla studiata nel suo stato medio generale per l’anzidetto periodo. A tal uopo servono fino ad un certo punto alcuni dei tracciati grafici che incontransi sulle tavole del Guerry, ma ciò ancora non basta e vorrebbesi più largo lavoro, che forse l’autore stesso già tiene in serbo.

L’antecedente osservazione alla sua volta può servire a far rettamente apprezzare ciò che pocanzi accennavasi circa la precisione di una media dipendentemente dal più o men grande numero delle osservazioni e loro precisione elementare propria. I canoni che somministra in proposito il calcolo delle probabilità tengono solo sotto la condizione che le osservazioni esse medesime non vadano affette da qualche causa regolare di errore, ovvero (ciò che vi corrisponde per l’effetto) non si venga progressivamente modificando il sistema attuale delle cause influenti, come appunto sarebbe intervenuto nel caso qui avvertito.

Ed ora io non istarommi a disputare di quella generale proposizione del Guerry che l’analitica si limiti a determinare ciò che è, laddove il calcolo delle probabilità aspirerebbe invece a ricercare ciò che dev’essere. Bastami che gli appunti fatti possano persuadere che anche a ritrarre ciò che è nella sua vera e normale espressione è d’uopo invocare l’ufficio proprio di quel calcolo; ond’è ch’esso non saprebbesi separare, come all’autore nostro parrebbe, dall’analitica, o diremmo dalla statistica. Giova ripeterlo: dal momento che si deve discutere un documento numerico e

    Invece essa può servire pei raffronti colla criminalità media del periodo corrispondente. Noto però, per debito d’imparzialità verso l’autore, che nel 1857, a cui si arrestano i suoi dati, quel movimento regressivo della criminalità in Francia non erano ancora ben pronunziato e distinto.