Pagina:Stampa, Gaspara – Rime, 1913 – BEIC 1929252.djvu/98

92 gaspara stampa


CLXVII

S’egli è stanco di lei, ella vuol morire o scordarlo.

     Poi che disia cangiar pensiero e voglia
l’empio signor, ch’onoro ed amo tanto,
senza curar de’ fiumi del mio pianto,
e del mancar de la mia frale spoglia,
     io prego morte, che di qua mi toglia,
perché non abbia questo crudo il vanto;
o prego Amor, che mi rallenti alquanto,
poi che de’ doni suoi tutta mi spoglia;
     sí che o morta non vegga tanto danno,
o viva e sciolta non lo stimi molto,
allor che gli occhi altro mirar sapranno.
     Dunque o sia falso il mio temere e stolto,
o resti sciolta al rinovar de l’anno,
o queti il corpo in bel marmo sepolto.


CLXVIII

Si duole che Amore le ritolga il suo bene.

     Che bella lode, Amor, che ricche spoglie
avrai d’una infiammata giovenetta,
che t’è stata si fida e si soggetta,
seguendo piú le tue che le sue voglie,
     se per te cosí tosto si discioglie
da la catena, che l’aveva stretta,
la qual le piace sí, sí le diletta,
ch’a penar dolcemente par l’invoglie?
     Non conviene ad un dio l'esser sí lieve,
massimamente quando il cangiar stato
non è diletto altrui, ma doglia greve.
     Ma tu pur segui il tuo costume usato,
e fai la gioia mia fugace e breve,
ritogliendomi il ben che m’hai donato.