Pagina:Stampa, Gaspara – Rime, 1913 – BEIC 1929252.djvu/69


i - rime d'amore 63


CIX

Il timore di perderlo presto la turba.

     Gioia somma, infinito, alto diletto,
or che l’amato mio tesoro ho presso,
or che parlo con lui, che ’l miro spesso,
m’ingombrerebbe certamente il petto,
     se ’l cor non mi turbasse un sol sospetto
di tosto tosto rimaner senz’esso,
per quel ch’io veggo a qualche segno espresso,
ché sol apre Amor gli occhi a l’intelletto.
     E, se ciò è, io vo’ certo finire
questa misera vita in un momento,
anzi ch’io provi un tanto aspro martire;
     perché conosco chiaramente e sento
che senza lui mi converna morire,
ch’è l’appoggio, a cui ’l viver mio sostento.


CX

Sullo stesso argomento.

     Chi può contar il mio felice stato,
l’alta mia gioia e gli alti miei diletti?
O un di que’ del ciel angeli eletti,
o altro amante, che l’abbia provato.
     Io mi sto sempre al mio signor a lato,
godo il lampo degli occhi e ’l suon dei detti,
vivomi de’ divini alti concetti,
ch’escon da tanto ingegno e sí pregiato.
     Io mi miro sovente il suo bel viso,
e mirando mi par veder insieme
tutta la gloria e ’l ben del paradiso.
     Quel che sol turba in parte la mia speme,
è ’l timor che da me non sia diviso;
ché ’l vorrei meco fin a l’ore estreme.