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LXXIX Sullo stesso argomento. La fé, conte, il piú caro e ricco pegno che possa aver illustre cavaliero, come cangiaste voi presto e leggiero, fuor che di lei d’ogni virtú sostegno? A pena vide voi ’l gallico regno, che mutaste con lei voglia e pensiero; ed Anassilla e ’l suo fedele e vero amor sparîr da voi tutti ad un segno. E piaccia pur a lui, che mi governa, che non sia la cagion di questo oblio novella fiamma nel cor vostro interna! O, se ciò è, acerbo stato mio! o doglia mia sovra ogni doglia eterna! o fidanza d’Amor che mi tradio!

LXXX

Da quando è via, egli non le ha scritto mai.

     Prendi, Amor, de’ tuoi lacci il piú possente,
che non abbia né schermo, né difesa,
onde Evadne e Penelope fu presa,
e lega il mio signor novellamente.
     A pena ei fu dagli occhi nostri assente,
per gir a l’alta ed onorata impresa,
che, noi scherniti e sua fé vilipesa,
rivolse altrove la superba mente.
     E, quasi in alto pelago sommerso
d’oblivione, a la sua Anassilla
non ha degnato mai scriver un verso.
     O Nerone, o Mezenzio, o Mario, o Silla,
chi fu di voi sí crudo e sí perverso,
d’amor gustata pur una scintilla?