Pagina:Stampa, Gaspara – Rime, 1913 – BEIC 1929252.djvu/45


i - rime d'amore 39


LXVIII

Nell’assenza di lui, ogni suo bene è venuto meno.

     Chiaro e famoso mare,
sovra ’l cui nobil dosso
si posò ’l mio signor, mentre Amor volle;
rive onorate e care
(con sospir dir lo posso),
che ’l petto mio vedeste spesso molle;
soave lido e colle,
che con fiato amoroso
udisti le mie note,
d’ira e di sdegno vote,
colme d’ogni diletto e di riposo;
udite tutti intenti
il suon or degli acerbi miei lamenti.
     I’ dico che dal giorno
che fece dipartita
l’idolo, ond’avean pace i miei sospiri,
tolti mi fur d’attorno
tutti i ben d’esta vita;
e restai preda eterna de’ martiri:
e, perch’io pur m’adiri
e chiami Amor ingrato,
che m’involò sì tosto
il ben ch’or sta discosto,
non per questo a pietade è mai tornato;
e tien l’usate tempre,
perch’io mi sfaccia e mi lamenti sempre.
Deh fosse men lontano
almen chi move il pianto,
e chi move le giuste mie querele!
ché forse non invano
m’affligerei cotanto,
e chiamerei Amor empio e crudele.