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i - rime d'amore 35


LX

Amore e Fortuna l’avversano, poiché egli presto se ne andrà

     Quinci Amor, quindi cruda empia Fortuna
m’affligon sí, che non so com’io possa
riparar questa e quell’altra percossa,
che mi dànno a vicenda or l’altro or l’una.
     Aer, mar, terra, ciel, sol, stelle e luna,
con quant’ha piú ciascuna orgoglio e possa
a danno mio, a mia ruina mossa,
lassa, mi si mostrò fin da la cuna.
     E quel ch’è sol il mio fido sostegno,
per accrescermi duol, fra sí brev’ora
partirassi da me senza ritegno,
     Almen venisse acerba morte ancora,
mentr’io dolente mi lamento e sdegno,
da le man di tant’oste a trarmi fòra!


LXI

Chi la conforterà, quand’egli sia partito?

     Chi mi darà soccorso a l’ora estrema,
che verrà morte a trarmi fuor di vita
tosto, dopo l’acerba dipartita,
onde fin d’ora il cor paventa e trema?
     Madre e sorella no, perché la téma
questa e quella a dolersi meco invita,
e poi per prova omai la lor aita
non giova a questa doglia alta e suprema.
     E le vostre fidate amiche scorte,
che di giovarmi avriano sole il come,
saran lontane in quella altera corte.
     Dunque i’ porrò queste terrene some
senza conforto alcun, se non di morte,
sospirando e chiamando il vostro nome.