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i - terze rime 259

     64ma dal mio nodo Amor l’arretra e scioglie:
forse con lui fa un’altra donna quello,
ch’egli fa meco; e qual dá, tal ritoglie.
     67Cosí di quanto è ’l mio desir rubello
ai desir vostri, a la medesma guisa
ne riporto supplizio acerbo e fello.
     70Fors’ancor voi del vostro amor conquisa
altra donna sprezzate, e con la mente
dal piacerle v’andate ognor divisa;
     73e, s’a lei sète ingrato e sconoscente,
in suo giusto giudizio Amor decide
ch’un’altra si vi scempia e vi tormente.
     76Fors’anco Amor del comun pianto ride,
e, per far lagrimar piú sempre il mondo,
l’altrui desir discompagna e divide;
     79e, mentre che di ciò si fa giocondo,
de le lagrime nostre il largo mare
sempre piú si fa cupo e piú profondo:
     82ché, s’uom potesse a suo diletto amare,
senza trovar contrarie voglie opposte,
l’amoroso piacer non avria pare.
     85E, se tai leggi fúr dal destili poste,
perché ne la soverchia dilettanza
al ben del cielo il mondan non s’accoste,
     88tant’è piú’l mio dolor, quant’ho in usanza
d’innamorarmi e di provar amando
quest’amata in amor disagguaglianza.
     91Ben quanto a Tesser mio vo ripensando,
veggo che la fortuna mi conduce
ove la vita ognor meni affannando;
     94e, se potessi in ciò prender per duce
quella ragion, ch’or, da l’affetto vinta.
d’Amor sotto l’imperio si riduce,
     97sarebbe nel mio cor la fiamma estinta
de l’altrui foco, e di quel fora in vece
del vostro l’alma ad infiammarsi accinta.