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     55volgete a me pietosamente gli occhi,
a veder come presso e di lontano
quinci ognor empio Amor l’arco in me scocchi,
     58stendete a me la bella e bianca mano
a rinovar il colpo, e che in tal guisa
il sen piú Vn’apre e insieme il rende sano.
     61O beltá d’ogni essempio altro divisa,
di cui l’anima in farsi utnil soggetta,
stando lieta, qua giú s’imparadisa!
     64Amor da que’ begli occhi in me saetta
con tal dolcezza, che ’l mio espresso danno
via piú sempre mi giova e mi diletta.
     67Ben questi al chiaro sole invidia fanno,
bench’ancor Febo con diletto mira
le bellezze, che tante in voi si stanno:
     70di queste vago Apollo arde e sospira,
e per virtú di tai luci gioconde
il suo saper in voi benigno inspira;
     73e, mentre questo in gran copia v’infonde,
move la chiara voce al dolce canto,
ch’a’ bei pensier de l’animo risponde.
     76La penna e ’l foglio in man prendete intanto,
e scrivete soavi e grate rime,
ch’ai poeti maggior tolgono il vanto.
     79O bella man, che con bell’arte esprime
si leggiadri concetti, e le sue forme
dentro ’l mio cor felicemente imprime!
     82De l’antico valor segnando Torme
questa ne va si candida e gentile,
svegliando la virtú dove piú dorme;
     85né pur rinova il glorioso stile
del poetar si celebre trascorso,
che non ebbe fin qui par né simile;
     88ma de le menti afflitte alto soccorso
è quella man ne l’amorosa cura,
che quivi ha ’l suo rifugio e ’l suo ricorso.