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ii - rime varie 167


CCXCIII

Ad un personaggio politico.

     S’una sola eccellenzia suol far chiaro
chi la possedè, e voi n’avete mille,
gradito cavalier, quai voci o squille
potran mai gire a’ vostri merti a paro?
     Voi ne l’età piú verde con quel raro
giudicio restingueste le faville
d’Inghilterra e di Francia, ove sopille
non puoté alcun di quanti unqua provâro.
     Voi di grandezza, voi di cortesia,
voi di presenzia, voi di nobiltate
v’alzate a segno, ov’altri non fu pria.
     Cantin di voi le penne piú lodate;
che io, quanto potrà la penna mia,
vi farò chiaro a la futura etate.


CCXCIV

A Gianfrancesco Fortunio.

     Mille fiate a voi volgo la mente,
per lodarvi, Fortunio, quanto deggio,
quanto lodarvi e riverirvi io veggio
da la piú dotta e la piú chiara gente;
     ma da l’opra lo stil vinto si sente,
con cui sí male i vostri onor pareggio;
onde muta rimango, ed al ciel chieggio
o maggior vena o desir meno ardente.
     Io dirò ben che, qualunque io mi sia
per via di stile, io son vostra mercede,
che mi mostraste sí spesso la via;
     perché ’l far poi del valor vostro fede
è opra d’altra penna che la mia,
e ’l mondo per se stesso se lo vede.