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ii - rime varie 157


CCLXXIII

Ad un Balbi.

     Perché Fortuna, avversa a’ miei disiri,
quasi smarrita e stanca navicella
da lunga combattuta e ria procella,
come a lei piace mi rivolva e giri,
     e meco piú ad or ad or s’adiri,
e mi percuota in questa parte e ’n quella,
né lassi l’empia e di pietà rubella
che da’ suoi colpi il cor punto respiri,
     io pur, Balbi, nel mal mi riconforto,
poi che ho le vostre ornate rime amiche,
onde malgrado suo vivrò mill’anni.
     Queste a la speme mia mostrano il porto,
queste contra de l’aure aspre e nemiche
saran dolce ristoro de’ miei danni.


CCLXXIV

In morte d’uomo illustre, forse Trifone Gabriele.

     Anima, che secura sei passata
per questo procelloso mar, per questa
vita mortal senza provar tempesta,
dagli onori e dal volgo allontanata,
     ed or con quella angelica brigata
ti vivi vita eterna in gioia e ’n festa,
lassata qui tutta confusa e mesta
la gioventú da te retta e guidata,
     pianga il tuo dipartir, la lontananza
del buon Socrate suo celeste e santo
tutta Italia e tutta Adria in ogni stanza;
     ed io per me, se non che mi fa tanto
pianger Amor per lui, che non m’avanza,
colmerei l’urna tua col mio gran pianto.