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CCLV

Ad incerto poeta.

     Conte, quel vivo ed onorato raggio,
che splende fuor del vostro chiaro ingegno
per via di rime, ed è già giunto a segno,
che o l’ha con pochi, o non ha alcun paraggio,
     è frutto sol del vostro santo e saggio
petto, d’ogni virtú nido e sostegno;
ch’io per me propria, se a stimarmi vegno,
non pur per darne altrui, lume non aggio,
     E, se talvolta vo spiegando in carte
oscure e basse qualche mio martire,
Amor, che me lo dà, dammi anche l’arte.
     Voi per voi sol potete al ciel salire,
cigno gentil, sí ch’altri non v’ha parte:
cosí potess’io il vostro voi seguire!


CCLVI

Forse allo stesso.

     Quel lume, che ’l mar d’Adria empie ed avampa
di sí bei frutti e di sí degni efTetti,
per via di prose e versi alti ed eletti,
che natura ed Amor, conte, in voi stampa,
     è lume proprio de la vostra lampa,
e frutti de’ vostr’alti e bei concetti,
e non reflesso degli oscuri obietti
di me misera, afflitta e lassa Stampa.
     E, se vostra infinita caritade
me bassa e grave di terreno peso
di cosí rare lode empie ed ingombra,
     alfin ritorna in voi la chiaritade,
che, di nessuna indegnità ripreso,
fate sparir la lode altrui qual ombra.