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     piú lungamente omai non indugiate
a scrivermi due versi solamente,
se ’l mio diletto e la mia vita amate.
     Ché, non potendo veder voi presente,
il veder vostre carte darà certo
qualche soccorso a l’affannata mente.
     Questo al mio grand’amor è picciol merto,
ma sarà nondimeno ampio ristoro
al faticoso mio poggiar ed erto.
     Ben felice è lo stato di coloro,
che per buona fortuna e destro fato
han sempre presso il lor caro tesoro!
     Misera me, che m’è ’l mio ben vietato,
allor che piú bramava e piú devea
essergli caramente ognor a lato!
     La mia fortuna instabilmente rea
mi vi dié tosto e tosto mi vi tolse,
che maggior danno far non mi potea.
     Ma voi, se dentro il vostro cor s’accolse
giamai vera pietà di chi v’adora,
di chi piú voi, che la sua vita, volse,
     non fate, com’ho detto, piú dimora
di scrivermi e poi far tosto ritorno,
se non volete comportar ch’io mora,
     come sto per morir di giorno in giorno.