Pagina:Stampa, Gaspara – Rime, 1913 – BEIC 1929252.djvu/139


i - rime d'amore 133


CCXLII

Egli è alla guerra: ella ne trema,

e rimpiange l’età che non conobbe guerre.

     Da piú lati fra noi, conte, risuona,
che voi sèt’ito, ove disio d’onore
sotto Bologna vi sospinge e sprona,
     per mostrar ivi il vostr’alto valore:
valor degno di tanto cavaliero,
ma non degno però di tant’amore.
     Io, quando a la ragion volgo il pensiero,
godo meco, e gioisco, e vo lodando
che cosí prode amante i ciel mi diéro.
     Ma quando poi ritorno al senso, quando
penso ai perigli, onde la guerra è piena,
che Marte a’ figli suoi va procacciando,
     di timor in timor, di pena in pena
meno questa noiosa e mesta vita
(mentre voi foste qui, dolce e serena),
     me accusando ch’io non fossi ardita
di finir con un colpo i dolor miei,
anzi che voi da me fèste partita.
     Felice è quella donna, a cui li dèi
han dato amante men illustre in sorte,
e men vago di spoglie e di trofei;
     col qual le sue dimore lunghe e corte
trapassa lieta, avendol sempre a lato,
fido, costante, valoroso e forte.
     Felice il tempo antico e fortunato,
quando era il mondo semplice e innocente,
poco a le guerre, a le rapine usato!
     Allor quella beata e queta gente,
sotto una amica e cara povertate,
menava i giorni suoi sicuramente.