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CCXXIX

Nel partire di lui, non potè piangere.

     Qual fosse il mio martire
nel vostro dipartire,
voi ’l potete di qui, signor, stimare,
che mi fu tolto infin il lagrimare.
E l’umor, che, per gli occhi uscendo fore,
suol sfogarmi ’l dolore,
in quell’amara e cruda dipartita
mi negò la sua aita.
O mio misero stato,
d’altra donna non mai visto o provato,
poi che quello, ond’Amor è sí cortese,
nel maggior uopo a me sola contese!


CCXXX

Sullo stesso argomento.

     Signor, per cortesia,
non mi dite che, quand’andaste via,
Amor mi negò ’l pianto
perché, vedendo in me già spento il foco,
l’acqua non v’avea loco
per temperarlo alquanto;
anzi dite piú tosto che fu tanto
in quel punto l’ardore,
che diseccò l’umore;
e non potei mostrare
l’acerba pena mia col lagrimare,
per ciò che ’l corpo mio, d’ogni umor casso,
o restò tutto foco, o tutto sasso.